Andrey Amador, l’ex professionista vittima di una caduta per scompenso cardiaco: gli è stato impiantato un defibrillatore
Andrey Amador e la scoperta dei problemi cardiaci a seguito di una caduta. Ad oggi vive con un defibrillatore. L’ex professionista costaricano, rimasto in gruppo fino al 2024 con squadre come Movistar, Ineos Grenadiers ed EF Education–EasyPost, è stato vittima di una brutta caduta in allenamento causata da uno svenimento. A seguito dell’incidente, il 39enne ha battuto la testa e, dopo esami approfonditi, gli sono stati diagnosticati scompensi cardiaci. Da qui la decisione di impiantare un defibrillatore. Nel corso della sua carriera, Amador ha partecipato a 19 Classiche Monumento e a 18 Grandi Giri, conquistando anche una tappa del Giro d’Italia nel 2012. Dopo aver concluso la carriera agonistica, il classe 1986 ha continuato a dedicarsi ai giovani corridori e, fino all’incidente, ricopriva il ruolo di selezionatore del Costa Rica. Amador ha raccontato a Ciclismo International come sta vivendo questo periodo, dopo la caduta e la scoperta dei problemi fisici, condividendo anche alcune riflessioni sul ciclismo attuale e sui campioni che lo stanno dominando.
“Sono grato perché sono stato fortunato, ma è stato uno dei peggiori incidenti che mi siano capitati – ha dichiarato il costaricano – Tutto procede più lentamente, ho trascorso una settimana in ospedale e ora sto proseguendo con la riabilitazione. Quello che mi è successo è dovuto a un problema cardiaco. Sembra che abbia avuto uno svenimento mentre ero in bicicletta, non ricordo nulla. So che stavo percorrendo un tratto velocemente, sono caduto, non sono riuscito a proteggermi e ho battuto la testa. Mi hanno impiantato un defibrillatore”.
Al momento, il suo ruolo di selezionatore della Costa Rica è temporaneamente affidato a José Adrián Bonilla: “In realtà è in sospeso, non sono riuscito a portare a termine il lavoro che volevo fare. D’altra parte, ho una piccola squadra, stavo proprio allenando un gruppo di ragazzi quando sono caduto. È qualcosa che mi appassiona e credo di poter dare un contributo ai giovani ciclisti che vogliono migliorare”.
Non è la prima volta che il classe 1986 subisce un grave incidente, quello precedente segnò la fine della sua carriera da professionista. “Ho avuto un incidente due anni fa, ma era alla gamba. Di quell’incidente ricordo tutto, a differenza dell’ultimo che ho avuto. Era già qualcosa a cui stavo pensando da un po’”, ha ammesso. Amador non si è lasciato scoraggiare e si dice soddisfatto di poter tornare in sella. “Già in riabilitazione sto facendo i rulli e mi hanno detto che potrò andare in bici con il defibrillatore. Gare per ora no, ma va bene, questo è secondario finché posso andare in bici”, ha raccontato fiducioso.
Infine, ha ammesso di non sentire la mancanza della vita da professionista: “Non mi manca essere un corridore del World Tour, l’ho fatto per molti anni, ho vissuto tante cose belle. Mi sono ritirato nel momento che ritengo opportuno, avevo esaurito tutta la voglia che avevo”. E con soddisfazione ha aggiunto: “ Il mio talento era quello di fare il gregario, mi è piaciuto molto. A volte le vittorie con i leader erano come mie e non mi pento di nulla, è stato bellissimo”. Dando poi il suo parere sul ciclismo moderno ha affermato: “Il ciclismo moderno è bellissimo. Circa sette anni fa, tutto era controllato, la questione del misuratore di potenza, che se lo avessero tolto… e ora abbiamo un ciclismo d’attacco in cui Pogacar va alla Roubaix e quasi la vince. Questo è molto emozionante”.
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